La rabbia degli insoddisfatti pigri: riflessioni dopo un attacco fascista online

Circa un mese fa sono stato attaccato online (tanti contro uno, come prevede il loro modus operandi) da migliaia di utenti leghisti, grillini ed espressamente fascisti. Si è trattato del classico shitstorm che, sempre più spesso, impesta i social media in Italia (e che da queste parti non è una novità, visto che amiamo farci … Leggi tutto

Morire è transitivo – ballad for a child

Non riesco a scrivere niente sull’assoluzione dei responsabili della morte di Stefano Cucchi, perché l’indignazione non giova alla lucidità di pensiero. Questo è un post disordinato come i miei pensieri, ora. Ma non c’è molto. Potrei elencare, come gli ingredienti di una ricetta, i miei sentimenti: disgusto, rabbia, senso di impotenza, voglia di gridare. Il risultato … Leggi tutto

I princìpi sulle nuvole, le persone sulla terra – riflessioni su una battaglia che non potremo che vincere

Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile. Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie. Non si … Leggi tutto

Non ora, non qui

Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero. Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task … Leggi tutto

Riprendiamo(ci) le città

A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l’inerzia di sinistra e la “fascistata” di destra, ecco i militari che presidiano le città, con il fantomatico secchiello di scuse della “sicurezza”. C’è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello … Leggi tutto

E sappi che per me passerai la vita così, ad aspettare

Visto che Luca ha lanciato il sasso nello stagno elencando quelle che per lui sono le canzoni più tristi in assoluto, ecco qui per un sano ripple effect i miei 2 cents e qualche dritta per farsi venire il magone musicale. Sì, perché si sa che non c’è niente di più bello (e risolutore) che … Leggi tutto

In morte del telefono fisso

Mi rendo conto che l’oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno alla Goldie*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.

Mi basta dare un’occhiata alle più recenti bollette telefoniche e il dato è lampante: negli ultimi mesi non abbiamo fatto una singola chiamata col telefono fisso, salvo quelle gratuite ai vari numeri verdi di help perché non funziona l’ADSL o siamo rimasti al buio.

Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso.

Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione “sociale” della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.

E se è per caso qualche parente/amico che chiama al fisso, la prima domanda è “come mai mi chiami al fisso?”. Perché ormai suona strano, è diventato il telefono delle emergenze e dei rompimenti.

Il post prosegue ed è lungo come una di quelle telefonate di quell’amico che ti chiama una volta l’anno ma ti aggiorna su ogni singola mezz’ora dei 364 giorni precedenti, con dovizia di dettagli. Vedete voi se riattaccare o subire. Tanto paga lui.

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L’opportunità del male – riflessioni postelettorali stranamente serene

Serve un bilancio elettorale, visti i risultati più che eloquenti?

Credo di sì. Credo anche serva farlo da lucidi. E per una volta lo sono, perché la portata del successo del progetto berlusconiano, nell’anno in cui si presenta più “brutto”, più privo d’idee e più incattivito, invita ad una riflessione in prospettiva che va ben al di là del mero risultato elettorale.

Il post è lunghetto, ma credevo peggio. Ed è un po’ più ragionevole del solito. Forse per una volta potreste provare a leggerlo tutto.

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Bilancino (non equivocate)

Bilancio dell’ennesima giornata a Milano (città in cui vado per lavoro, solo per lavoro, cioè per soldi, scusate la brutalità ma devo ripetermelo ogni volta che sono in coda a Pero). – Scopro, incontrando un ex collega, che il 90% dei miei compagni di lavoro ai tempi della New Economy ha fatto strada. Il che … Leggi tutto