La solitudine di fronte a Israele vs Palestina

Una delle poche cose che ho sempre considerato stabili e sicure nella mia vita è stata la capacità di scegliermi una parte e tracciare una sorta di linea dietro cui schierarmi. 

Sono sempre stato una persona noiosamente di sinistra, magari (anzi, sicuramente) uno che all’interno della sinistra ha da ridire su tutto e tutti, ma alla fine sempre e per sempre lo trovi lì, sul lato mancino. 

Continuo a esserlo su molte cose, ma c’è un tema su cui ho le idee chiarissime ma non trovo una parte (o non trovo una parte accettabile) con cui schierarmi. 

E sì, è il tema su cui tutti incredibilmente sembrano avere opinioni solidissime e schieramenti monolitici e sicuri. Ed è un ex tema su cui avevo una parte chiara, con anni di militanza attiva: Israele vs Palestina. 


Esprimo, quindi qui il mio personale disagio di persona che: 

  • vuole che esistano si autodeterminino liberamente Israele e Palestina, senza che una limiti l’altra
  • vuole che Israele rispetti i confini stabiliti dalla comunità internazionale e abolisca tutte le colonie, restituendo alla Palestina tutti i territori occupati in spregio al diritto internazionale e ai trattati
  • poiché odia gli estremismi religiosi e ancora di più le loro propaggini nel potere secolare, considera Hamas una banda di assassini e clericofascisti
  • poiché odia gli estremismi religiosi e ancora di più le loro propaggini nel potere secolare, considera i coloni israeliani e la destra religiosa israeliana una banda di assassini e clericofascisti 
  • poiché odia gli estremismi religiosi e ancora di più le loro propaggini nel potere secolare, non vuole scegliere quale tra i due sia il meno peggio. Sono entrambi oltre la soglia tollerabile del peggio
  • pensa sia giusto che Israele e il mondo intero diano la caccia ai responsabili politici e materiali dei rapimenti, delle torture e delle uccisioni del 7 ottobre da parte di Hamas
  • pensa che sia sbagliatissimo che per farlo sia necessario e consentito uccidere vittime collaterali, gente che passava di lì, vecchi, bambini, neonati, malati, profughi

Penso anche che il mio supporto all’autodeterminazione dello Stato della Palestina (nota bene: supportare l’autodeterminazione di uno Stato non coincide con l’essere d’accordo con le azioni che farà, una volta in grado di autodeterminarsi) non coincida:

  • col supporto ad Hamas (li odio come odio i fascisti, i terroristi, i clericofascisti, gli omofobi; tra l’altro sono tutte e tre le cose insieme)
  • col supporto o la propaganda della religione islamica: sono laico e antireligioso e penso male, pur tollerandole, di tutte le religioni (sì, anche di tutte quelle tutte finto-pucciose come il buddismo, sorry), incluso l’Islam
  • con qualcosa che sia diverso dal totale ribrezzo e orrore umano, politico, culturale nei confronti di cosa è stato fatto il 7 ottobre

Dall’altro lato, penso che sia innegabile il diritto di esistere (ed esistere in pace) di Israele, ma questo non coincide:

  • col supporto al colonialismo e l’apartheid israeliano e con l’esistenza di Israele al di fuori dei confini stabiliti dai trattati internazionali 
  • col supporto all’idea che, per catturare Hamas, valga tutto (anche perché il numero di “vittime collaterali” fatte da Israele per liberare gli ostaggi e colpire Hamas stona un po’, di fronte all’esiguo numero di responsabili di Hamas neturalizzati e di ostaggi liberati; sembra quasi *cough* lo facciano apposta…).

Onestamente, vorrei poter scendere in piazza per dire a Israele che ammazzare i neonati non fa niente contro Hamas, anzi crea immediatamente un militante anti-Israele in ogni parente di ogni innocente ammazzato. E che si vede che stanno facendo una strage, con la scusa ipocrita della lotta ad Hamas (che va malino, sul piano dei risultati). 

E vorrei farlo senza avere accanto gli islamisti, gli imam, gente che inneggia ad Hamas, gente con i mitra (finti o veri) in mano, gente che inneggia alla distruzione di Israele indipendentemente quanto mi sia odioso cosa sta facendo Israele in questo momento. 

Qualche cretino, a questo punto, mi chiederà da che parte sto.

Avendo ben chiare le colpe storiche, le dinamiche invaso-invasore, le violazioni del diritto internazionale, decenni di apartheid, ecc. sto dalla parte di questo bambino qui. Assomiglia un po’ a mio figlio. Ignoro se sia palestinese o israeliano e posso continuare a ignorare a quale delle due squadre appartenga.

So che non si merita le bombe, la distruzione, la morte, la mancanza di libertà, il rapimento, la tortura, la solitudine, il dolore.

E so che non è colpevole della condotta odiosa pluridecennale di Israele e del clericofascismo islamico e terrorista di Hamas. Non ne sa niente.
Ma è lì, ferito, spaventato.

E mi chiedo come non si possa chiedere alle parti in causa che tutto questo finisca. Ora.
In assenza di compagni di lotta accettabili, sfilerò da solo per una pace giusta. Senza rabbini e imam e senza profittatori politici.



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