Qui marca male – aka, disavventure di un cittadino torinese alle prese con un Comune vintage e la sua burocrazia

Questa mattina, durante la mia consueta colazione al bar in cui solitamente vengo molestato dalle scelte musicali del barista, tiro fuori il computer e approfitto di quel po’ di tempo libero prima del lavoro per fare richiesta di accesso alla Zona Traffico Limitato della città di Torino per le auto elettriche. Lo so, lo so: ho una vita entusiasmante, piena di dinamismo e sintomatico mistero.

Sì, in molte altre città non c’è bisogno di fare niente: il sistema di telecamere che controlla gli accessi alle zone a traffico limitato “legge” la targa dei veicoli e se ne capita uno elettrico non fa partire la multa. Semplice, no?

No, a Torino devi fare una trafila burocratica che – a quanto pare – è tutta online e richiedere un’autorizzazione biennale. Evviva! Un po’ di burocrazia inutile era proprio quello che ci voleva!

In ogni caso, armato di SPID e buona volontà, faccio partire questa procedura online sul sito di TorinoFacile (mai nome fu più ossimorico) e, già alla prima schermata, non capisco cosa devo fare.

INDOVINA IL CONTRASSEGNO
Il sistema mi presenta l’opportunità di richiedere una serie di contrassegni, senza specificare a cosa servano. Alcuni si identificano tramite il nome, tipo “Contrassegno mezzo pesante”. Altri hanno nomi criptici: “Contrassegno Blu A”, “Contrassegno Blu B”, “Contrassegno Verde” e così via.
Nota bene: non c’è modo di capire a chi e cosa servano questi contrassegni se non iniziare la procedura di richiesta per ciascuno e, alla terza schermata, dopo aver digitato un bel po’ di dati (che il Comune dovrebbe già sapere, dato che mi chiede di autenticarmi con lo SPID), leggere la loro funzione.

Che contrassegno devo scegliere? Verde? Blu? O il misterioso Borgo Dora?

Ci metto un quarto d’ora di tentativi per scegliere il contrassegno giusto (è quello Blu A, nel caso), però finalmente, una volta risolto l’arcano, il sistema si avvia.

E ovviamente non funziona.

La richiesta di accesso, sviluppata dal CSI Piemonte, si impalla, le pagine si caricano male, sui form compaiono dei campi stupidi (mi chiede di specificare Comune e Città, come se fossero due cose diverse, per dire) e non si riesce ad andare avanti.

Provo 3-4 volte non cavando un ragno da un buco e poi, quando stavo per dare in escandescenze nel bar-pasticceria, ho un’illuminazione: stai a vedere che la procedura online non funziona con Safari.

E infatti con Chrome funziona.

Va da sé che:

a) è stupido che un servizio al cittadino non funzioni con il browser nativo del sistema operativo dei computer più venduti al mondo

b) non è scritto da nessuna parte “ehi, cittadino, usa Chrome, per piacere!”

Quando ai burocrati scemi e incapaci di comunicare si uniscono gli informatici ottusi, si ottengono sempre grandi risultati. Bravi tutti.

Ma non finisce qui.
Fa sorridere che un ente pubblico – che può accedere di suo a tutti gli atti nazionali – mi chieda di caricare copia digitale del libretto di circolazione dell’automobile.
Purtroppo, in questo paese ormai è accettato che il cittadino faccia da passacarte – in un continuo loop di cose digitali da stampare e rendere cartacee e cose cartacee da scannerizzare e rendere digitali – tra diversi uffici della Pubblica Amministrazione che potrebbero parlarsi (digitalmente) tra loro.
Ma non lo fanno. Avranno litigato a un pranzo di famiglia, saranno offesi. Vai capire.

SCUSA, HAI PER CASO UNA MARCA DA BOLLO?
Anyway, tutto funziona fino al momento in cui la simpatica procedura inutile mi richiede di pagare 16€ di marca da bollo per “atti amministrativi”.

Tiro fuori la carta di credito, pronto a pagare l’imposta di bollo e scopro che no, non è possibile pagarla online.
Davvero?
Per qualche strana ragione, la Città di Torino non ha attivato il servizio “@e.bollo” di PagoPA che consente di acquistare le marche da bollo digitalmente all’interno delle procedure online degli enti pubblici. È un servizio che utilizzano tantissimi enti, anche realtà piccole e funziona bene. Paghi online direttamente sul sito dell’ente, non esci dalla procedura che stai facendo e vivi felice, trascurando il fatto che esiste ancora chi fa i naming delle cose online con la chiocciolina, come se fosse il 2002.

In un Comune dell’operoso Nord, che guarda all’Europa, he pretende di essere all’avanguardia, internazionale, ecc. le opzioni che mi sono consentite per pagare una marca da bollo sono due.

La prima è caricare gli estremi di un fantomatico F23 che, nella totale assenza di indicazioni, dovrei aver pagato da qualche parte in precedenza.
Non c’è mezza riga che spieghi come, dove farlo, come compilare. Niente. E googlando non si trova molto, prevalentemente cose della regione Friuli che servono a poco.
Fa sempre tenerezza notare come i burocrati pensano che il cittadino sia un esperto di diritto amministrativo e relative procedure e ritengano sia inutile spiegare alla gente cosa fare.

Questo è tutto quello che si vede: caricare un F23, senza spiegazioni. Alla bersagliera.

La seconda è ancora più bella e anche un po’ incredibile.
In sostanza il Comune mi chiede (credo; anche qui non si capisce bene) di acquistare una marca da bollo da qualche parte (dove?) e annullarla a mano, scrivendole la data sopra con una biro. E poi mi chiede indicare nel form online il numero e la data di emissione della marca da bollo e autocertificare che l’ho annullata davvero e non rivenduta a mio cugggino: una cosa arcaica, analogica, insicura, basata su un discutibile honor system (in un paese di gente onesta come l’Italia!), che prevede che io conservi una marca da bollo da qualche parte per anni, casomai partissero dei controlli.
Ah, ovviamente è anche una cosa scomoda.

Al di là di tutto, trovo commovente il burocratese e la totale assenza di spiegazioni. Il cittadino si attacchi.

NESSUNO TI DICE NIENTE
Prestate attenzione a un dettaglio: l’intera procedura parte senza dirti in precedenza “ehi, cittadino torinese, prima che tu ti imbarchi in questo inutile ginepraio burocratico, fai in modo di aver pagato una marca da bollo da 16€ coi seguenti scomodissimi mezzi criptici e arcaici che trascurano del tutto l’esistenza di una cosa chiamata Internet. Cosa sono queste diavolerie moderne? Vai, con la tua carrozza, a metterti in coda alle Poste o da un tabaccaio e già che ci sei compra un po’ di tabacco sfuso da masticare, mentre ti intrattieni ascoltando il Trio Lescano sulla tua radio a galena nuova fiammante!”

Il tutto quando c’è un modo digitale, patrocinato dallo Stato, con cui pagare le marche da bollo, che è utilizzato ovunque. A Torino, almeno per la procedura di richiesta esenzione ZTL, invece no.

Capitemi. È per scenari tipo questo che detesto avere a che fare con la Pubblica Amministrazione e i suoi sistemi. Tutto è nemico del cittadino, è sciatto, è fatto senza nessuna considerazione di “user experience” e, soprattutto, tutto è inutile.

I veicoli hanno già la targa per essere identificati, esiste un pubblico registro dei veicoli, perché diavolo devo caricare dei dati inutili e fare una procedura online a un ente che può farlo da solo? Per fare incassare alla PA 16€ di imposta di bollo?

Ora ho fermato la procedura e, in pausa pranzo, partirò alla ricerca di un tabaccaio che sia in grado di fornirmi una marca da bollo. E poi la annullerò con una biro, farò ripartire la procedura, metterò tutti i dati e farò giurin giuretta al Comune per assicurare tutti che non mi rivenderò la marca da bollo o la userò per altro. E poi metterò la marca da bollo in un luogo sicuro in casa, dove andrà persa per l’eternità, perché tempo 48 ore mi dimenticherò dove l’ho messa.
E cercherò fortemente di convincermi che è davvero il 2024 e non il 1994.

UN APPELLO ALLA GIUNTA, ALL’ASSESSOR? O A CHI È RESPONSABILE DI QUESTO DISASTRO
Nel mentre, cara Città di Torino, car? assessor? competente (o forse è la GTT? Non si capisce bene), se vuoi fare “una cosa di sinistra, anche non di sinistra, di civiltà”, cerca di costruire un’amministrazione la cui burocrazia non sia ostile ai cittadini e ne rispetti il tempo, limita la richiesta di carte inutili, riduci la burocrazia kafkiana e non definire “digitali/online” procedure che prevedono passaggi analogici. 

Fai una cosa intelligente: mettiti lì e prova tutte (TUTTE!) le procedure burocratiche che imponi ai cittadini, calati nei nostri panni e, senza l’aiuto di esperti di pratiche amministrative, prova sentire cosa vede e cosa capisce la signora Maria che deve fare un certificato, chiedere un permesso, ecc.
Scoprirai che è pieno di pratiche e procedure come quella in cui sono disgraziatamente incappato io: fatta male (è proprio un lavoro fatto male: chi ha disegnato e sviluppato quella procedura ha fatto un pessimo lavoro, ha dato un disservizio al cittadino e, se fossimo nel settore privato e non in quello pubblico in cui si salvano anche gli incompetenti e i cialtroni e nessuno paga mai le sue colpe, sarebbe cacciato via in fretta e furia), ostile al cittadino, senza spiegazioni, concepita in modo ridicolmente digitale + analogico/anacronistico e obiettivamente imbarazzante, nel 2024.

E sentiti con PagoPA, perché questa cosa ottocentesca delle marche da bollo da annullare a mano è ridicola. Avete la soluzione a portata di mano, eh.

È per ragioni come queste che in tanti temiamo che alle prossime elezioni locali la destra stravincerà (e farà di peggio, con in più il consueto corollario di sgradevolezze, angherie verso i più deboli, sottrazioni di diritti, ruberie e corruzione, ma tanto la gente non lo sa e non impara dall’esperienza).
Valutate voi se farci qualcosa, eh. 

Vi accusano di essere il partito della ZTL e viene quasi da pensare che sia vero, visto che fate di tutto per impedire a noi periferici di entrarci, anche se guidiamo un’auto elettrica.

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