Consigli sbagliati a Elly Schlein, da uno che (forse) non ci crede.

Ehi, Elly, so che l’ultima cosa di cui hai bisogno (e di cui in generale le giovani donne hanno bisogno) sono i consigli non richiesti da parte dei maschi più vecchi. 

Se poi quel maschio attempato è anche bianco (ok, nel mio caso marroncino, ché una piccola parte di piemontesi è “figlia di Annibale” e quindi scura di carnagione), cisgender, benestante e privilegiato, ne hai bisogno meno ancora. 

Figuriamoci se il suddetto è pure un ex renziano, che tra l’altro non ti ha votata alle Primarie, pur volendoti umanamente bene (nel senso che non ho votato alle Primarie, perché penso che il PD non si possa salvare comunque, ma nel caso ci avessi creduto ancora, avrei votato per te). 

Sono la persona più sbagliata al mondo per dare consigli alla nuova Segretaria del PD. 

Quindi mi appresto a farlo, in spregio a qualsiasi logica. 

Non solo, mi permetto anche di darti dei consigli con poco buonsenso, pieni di cattiva creanza e del tutto privi di realpolitik, di piedi di piombo, di eufemismi e di cautele e del tutto allergici allo spirito unitario che ci si attende da chi è alla guida di un partito di massa che, tra Congresso e urne si è manifestato come diviso. 

Forse più che consigli, non avendo le carte in regola né l’autorità per darli, sono auspici di uno dei tanti militanti di sinistra che negli anni ha visto bruciare una quantità enorme e scoraggiante di nuove promesse e belle speranze. E che ha perso lo slancio e perfino l’ottimismo della volontà. E che non vorrebbe vederti fallire.

Sì, perché al netto di qualche differenza che sicuramente c’è tra le reciproche visioni e linee, penso che un’occasione così grande di sparigliamento, rottura e ri-significazione del PD e forse della sinistra intera non c’era da un decennio. Esatto, da quando nello scenario politico d’improvviso “scoppiò” Renzi, che era un tentativo di rottura del sistema-PD dal lato destro, speculare al tuo. 
Non offenderti ma la portata “disruptive” dell’evento è simile. Con Renzi è andata come è andata (e per un po’ è andata bene), poi il sistema-PD ha fagocitato e assimilato, come un blob, perfino Renzi, uno che di certo non difetta di ego. 
Confesso che ho un grande interesse a capire come potrebbe andare a finire se la “rottura” arriva da sinistra 

Personalmente non sono ottimista e continuo a non crederci, ma questa non è una buona scusa per non provarci. 

Insomma, per dirla con Abatantuono in “Un ragazzo di Calabria”, noto film del nonno di Calenda: “Io non ci credo. Ma credo che vince!”.

Ecco, quindi, i miei consigli/auspici sbagliati, irrealistici e ingenui. Però disinteressati: io il PD nemmeno lo voto. Ma magari torno a votarlo, se fai il miracolo (ma sono ateo: non credo ai miracoli), ma vivo bene lo stesso anche senza. 

1 – Sii ingrata. E pure egoista.
Non devi niente a nessuno, nemmeno ai tuoi supporter politici. 

Si sa, alle Primarie e alle elezioni in genere ogni voto conta, quindi chi porta consensi è benvenuto. Peccato che poi, subito dopo, presenti il conto. 

Di gente che ha fiutato l’aria e ha capito da che parte andava il vento è si accomodata preventivamente sul tuo carro vincente son pieni i canali televisivi. 
I vari Franceschini, Bersani (occhio: gli ronza un mezzo mondo di incapaci che cerca di infilare ovunque), Zingaretti, il fine stratega Bettini (se il PD vale il 14%, il merito è in gran parte suo), ecc. non hanno molto da spartire con la tua storia, con la tua proposta politica e più in generale con le ragioni per cui la gente ti ha votata. Semplicemente hanno azzeccato la mossa.

I tuoi elettori hanno visto in te il cambiamento e nessuno di questi signori che ho menzionato lo incarna, se non in peggio. Sono tutti il passato, in alcuni casi nella sua versione imbarazzante. 

Non sentirti in dovere di sdebitarti. Il consenso è tuo, l’hai preso tu e non è certo merito di questi furbacchioni. 
Sappi che il conformismo e la cultura del do ut des che anima questi tuoi strani e interessatissimi alleati sono i tuoi peggiori nemici e anche un male storico del PD. Il tuo referente sono i tuoi elettori, nulla più. 

Occhio che da oggi fanno tutti gli amiconi. 

Confido nella tua diffidenza. 

2 – Fai l’esclusiva. Anzi, “esci” la gente che non va bene. 

La storia per cui il PD dev’essere una realtà inclusiva, aperta a tutti, ecc. ha fatto danni enormi. 

Un partito aperto “a tutti” è per definizione una contraddizione in termini, essendo – leggo dal dizionario – un “aggregato di persone e idee diverse dall’universale”. 
I danni del partito aperto a chiunque hanno nomi e valori precisi: gente al cui confronto Torquemada un moderato, come Adinolfi, Binetti, Lepri, grandi amici dei lavoratori come Calearo e mister “pago la gente 3 euro l’ora“ Laus, gente che dovrebbe stare dall’altra parte, come Casini, ecc. Tutti estranei alla sinistra, al centrosinistra, in certi casi perfino al centro. 

Se mai sarai ricordata come “la donna che usciva la gente”, citando il compagno Capatonda, avrai fatto un buon lavoro. 

Capisco tutti i discorsi sul “partito inclusivo”, sull’allargare il perimetro, ecc. Ma un perimetro deve esserci, cioè devono esserci delle condizioni etiche, identitarie, comportamentali, politiche per stare dentro al Partito Democratico. 

Insomma, se uno pensa che gli omosessuali non debbano avere il diritto di sposarsi – giusto per fare un esempio “caldo” in questi giorni, con l’uscita di Fioroni – secondo me è sano che non stia nel PD e non partecipi alla sua vita politica: ha alcuni valori totalmente incompatibili con un partito di centrosinistra.

Difendi i valori e i confini del partito. E risolvi ogni equivoco.
Confido nella tua voglia di fare chiarezza.

3 – Fai l’esigente. Anzi, fai il buttafuori del Berghain.

Il PD deve diventare il contrario di quel bengodi per mediocri con basse aspirazioni che è stato per anni, cioè un carrozzone in cui non facevano carriera i più bravi, ma i militonti e gli yesmen dei vari tortellini e gigli magici (e mille altre consorterie prive di dignità di stampa).

Un nuovo PD rifondato nel suo senso deve diventare un ambito in cui i requisiti etici, di competenza, di valore umano, ecc. sono altissimi, per chi si candida ad avere un ruolo politico o di rappresentanza, fosse anche solo nella governance locale del partito. 

E no, non bastano le Parlamentarie che hai annunciato (che sono ottime, ma non risolvono il problema), perché il primo impresentabile con molto consenso le sbanca senza problema, così come il primo “non disinteressato” che cerca una candidatura a colpi di voti comprati, il primo emulo di Tabacci che vince i congressi a colpi di anziani cammellati via pullman, eccetera. 

Ti ricordo una cosa: il PD avrebbe bisogno di una carta etica e di un comitato che la applica (tecnicamente ha un codice etico: è un po’ all’acqua di rose e nessuno lo applica, perché tecnicamente lo dovrebbe fare uno specifico comitato che chissà se è mai stato definito, se si riunisce, se è vivo; di certo non è operativo) e letteralmente caccia via la gente che non è all’altezza o non ha i requisiti , impedisce candidature imbarazzanti perché fa un vetting preciso di tutti i nomi, e nel caso le annulla. 
Serve una cosa seria, a tratti perfino un po’ stronza, modello selezione all’ingresso al Berghain. 

Per portare il partito (e la sinistra tutta) a nuove altezze, serve gente all’altezza.  

Confido nella tua incontentabilità. 

4 – Fai la preziosa. E non dare la tessera a cani e porci.

La tua stessa elezione, in contrasto coi risultati del Congresso, è la dimostrazione che il gruppo dirigente del PD non capiva più una mazza del paese e del suo stesso elettorato. E prendeva decisioni conservatrici, di retroguardia, anziane. Spesso erano anche scelte eterodirette, perché forse non lo sai ma i congressi locali sono letteralmente decisi da chi compra pacchetti di tessere, tessera amici e parenti (gente che non solo non vota PD, ma magari vota pure a destrissima), spesso fa iscrivere i dipendenti della propria azienda o i beneficiari di regalie, piccole elargizioni di potere, ecc. 
E questo accade ovunque, non solo in quelle zone in cui la politica clientelare è di casa da sempre. 
Si sa, controllare i congressi significa controllare le candidature, quindi controllare il potere. 

Questa cosa mina alla radice la pulizia e la logica con cui un partito prende decisioni piccole e grandi, nazionali e locali. 

Ci sono mille modi per fermare il degrado dei “signori delle tessere” e la perdita di senso delle federazioni locali del partito, in cui spadroneggiano i potenti locali. 

Vedi tu, vuoi fare una tessera a punti? (devi partecipare a un tot di attività del partito o decadi come votante ai congressi). 
Vuoi fare una tessera che, come ai tempi del PCI, ti dà il segretario di sezione (verifica che non risponda a poteri esterni pure lui) solo dopo un po’ di tuoi comportamenti virtuosi e dopo che ti ha studiato bene, ha visto che partecipi, sei attivo, ecc.

Per ogni soluzione serve cambiare lo Statuto del PD. Occhio che qualcuno si metterà di traverso. 

Ricordati che spesso i drammi politici si manifestano a livello nazionale, ma hanno origine a livello locale. 
Ed è a livello locale che il PD è una bad company in quasi tutta Italia. 

Fatti un giro nelle sezioni, viaggia, non inchiavardarti a Roma come fanno tutti, finendo per “romanizzarsi”, in quell’ambiente in cui va tutto bene, tutti sono amici di tutti e il vinello de li castelli, il venticello e il clima mite sfumano via ogni scazzo e differenza. 

Anzi, se fai un giro d’Italia tra i militanti e le sezioni, senti quelli incazzati, i delusi, gli infastiditi, perfino quelli che, a detta di chi comanda localmente il partito, passano per stronzi. 
Scoprirai un mondo. 
E forse ti verrà voglia di ripulire per bene il partito dalle sozzerie che ne uccidono il senso. 

Regala al tuo partito una base di iscritti veri e non di cartone.

Confido nel tuo igienismo. 

5 – Sii scomoda come certi divani Ikea.

Sei il segretario di un partito: non devi piacere a tutti, non devi accontentare tutti, non devi trovare la quadra, non devi mediare sempre (anzi, non devi mediare quasi mai, né all’interno né all’esterno del partito). 

Insomma, non devi diventare Veltroni.

Anzi, credo che otterrai grandi risultati se ti libererai da quella visione alla Pollyanna per cui c’è del buono in tutto, bisogna mediare le ragioni di tutti, smorzare le proposte, accogliere tutto e il contrario di tutto. 

So che sembra una bestemmia, dato che da quando è nato il PD non è mai stato fatto, ma è quello che ci si attende da chi fa il segretario/la segretaria di un partito: avere una linea (una, cazzarola, una sola!!! E possibilmente ben definita, senza equivoci, zone grigie, aree sottoposte a libera interpretazione, ecc.) e perseguirla. 

È anche colpa di una disperata perenne ricerca delle vie di mezzo che il PD è passato dal 34% iniziale al 14% attuale: un partito che non è né carne né pesce (e nemmeno tofu o ghiaia: non è niente). 

Sii radicale, nell’avere posizioni chiare, nette, limpide.
Magari sii anche radicale nel perseguire linee morbide (perché in Italia si confonde il radicalismo con l’avere posizioni “più di sinistra”, ma non è così.) 
Più confini, più aree non negoziabili, più valori non in discussione metterai a patrimonio del partito, più le cose saranno chiare e la gente saprà cosa fare. 

Non avere paura delle conseguenza: il  consenso (e anche il dissenso, ci mancherebbe) nasce lì, dall’avere posizioni comprensibili, con un inizio e una fine. 

Ah, se posso suggerire una questione su cui fare chiarezza subito (e che tra l’altro è la mia principale riserva su di te come segretaria) è l’invasione russa dell’Ucraina. 

Ti ho vista partecipare qualche tempo fa a una manifestazione per la “pace” riguardo all’attacco russo all’Ucraina e ho anche sentito una tua mezza supercazzola sul tema, in un’intervista. È una questione fondamentale. Dì quello che pensi e che deve pensare il PD. 

[Non è rilevante perché non sono del PD, ma qualsiasi posizione diversa dal “armiamo l’Ucraina fino a quando caccerà via la Russia dai propri confini, così si potrà parlare di pace per davvero” mi sembrerà delirante e mi allontanerà senza possibilità di ritorno e credo succederà con tanti militanti del partito, che sul tema (e il tema è il fascismo, perché Putin è un fascista e la Russia uno stato fascista) sanno bene dove stare]

Dì sempre quello in cui credi, anche se ti può sembrare pericoloso, nel modo più netto possibile. 
Confido nella tua risolutezza.

 

6 – Sii territoriale, a tratti perfino un po’ Karen

Per oscure ragioni, il PD prima di te ha avuto l’ossessione delle alleanze. 
Sembrava quasi che ai segretari da Renzi in poi importasse maggiormente sommare voti di partiti altrui piuttosto che conquistarne di nuovi. 

Questo ha reso il PD un partito che cedeva territorio politico, si sacrificava per gli altri, lasciava che tutti gli alleati reali o potenziali si sfogassero e poi, come una moglie vessata, nonostante le botte e le umiliazioni, la sera metteva diligentemente la cena in tavola per tutti, cornuto e mazziato. 

Ecco, Elly, rovescia quel tavolo e già che ci sei sentiti libera di lanciare posate e stoviglie. 

Se davvero vuoi provare a rianimare un partito clinicamente morto, fallo sgomitando. 

Recupera centralità politica, torna a far intestare al PD battaglie politiche, ma soprattutto fai in modo che il PD arrivi per primo alle questioni, ché per anni il partito è stato un tardivo controcanto di iniziative altrui. 

E se questo comporta qualche malumore di potenziali alleati e “vicini di casa politici”, poco male. Anche perché da un partito di sinistra ci si aspetta che imponga la propria agenda, che è fatta di diritti e lavoro. E ti assicuro che “diritti e lavoro” sono obiettivi politici forse meno appealing sul piano del marketing superficiale rispetto ai sussidi, ma efficaci appena funzionano. 

Dai dei dispiaceri in giro e non cedere nemmeno un millimetro di ciò che ti spetta. 

Confido nella tua possessività. 

7 – Fatti inseguire 

La rivoluzione non è un pranzo di gala, diceva un signore che invece che il comunismo ci ha dato la Foxconn. E rivoluzionare il PD sarà perfino più sgradevole, perché le incrostazioni di potere, le rendite di piccolo e grande cabotaggio e gli interessi privati al suo interno sono innumerevoli e di difficile lettura, in certi casi. E appesantiscono ogni tentativo di movimento politico, perché ogni millimetro in qualsiasi direzione prevede ore e ore di ricalcoli infiniti su come cambiano le rendite dei singoli satrapi che governano il PD. 

Se noti, gli appelli che fanno i tuoi avversari alle Primarie sono tutti dello stesso tono: devi “ricucire” il partito, “tenere insieme” le identità del partito, “unire” il partito. 

Ecco, no. Vogliono la gestione unitaria, vogliono le poltrone, vogliono il controllo, i tuoi avversari (e anche alcuni tra i tuoi sponsor, che ho già indicato al punto 1). 
Vogliono condividere le cariche, vogliono contare. 

Te ne sei resa conto sicuramente anche tu: il PD ha troppa gente dentro, che pretende di comandarlo, e poca gente fuori che lo vota. 

E in ossequio alla regola per cui bisogna accontentare tutti, il PD non va da nessuna parte. E se ci va lo fa con una lentezza esasperante, inadatta ai tempi. 

Da questo punto di vista, Letta – l’uomo politicamente più lento al mondo – è stato emblematico. Era ridicolmente lento quando fece un disgraziato governissimo a sua guida, è stato leeeento da segretario. E non perché sia lento di suo, ma perché è nella sua indole da democristiano sentire ogni campana, sfumare, equilibrare, moderare, moderare, moderare. Cosa che richiede tempo. 

Ora come ora serve qualcuno che sia veloce, risoluto, spietato ed efficace. 
Quindi occhio anche a certo improduttivo assemblearismo esasperato della tua parte politica, che è un altro freno a ciò che serve da morire: una sinistra veloce, un passo avanti a tutti, che arriva prima sui fenomeni e sui problemi (e in virtù di questo, alla lunga, arriva prima alle urne). 

Hai un esempio perfetto della lentezza dannosa del PD: le Primarie che ti hanno eletto sono state organizzate mesi dopo la loro data naturale, cioè dopo che il partito ha rimediato la peggiore sconfitta della sinistra in Occidente nel Dopoguerra. 

Invece che aprire un congresso subito dopo la mazzata, quel genio di Letta, il frenatore, ha pensato bene di far passare lancinanti mesi di interregno, con lui uscente, senza leadership e senza idee. Mesi in cui bisognava organizzare l’opposizione a un governo che già sai e in cui tra l’altro c’erano due appuntamenti rilevanti, come le Regionali in Lazio e Lombardia, perse entrambe malissimo. 
Il PD ha sprecato mesi di nulla, per ragioni inutili, forse per contabilizzare le spartizioni correntizie, chi lo sa. È un lusso che nessuno può più permettersi. 

E la sinistra non può più permettersi di essere una risposta alle iniziative della destra. Bisogna invertire i ruoli: dev’essere la sinsitra a settare l’agenda politica e costringere la destra al potere a inseguirla sul suo territorio, a rispondere alle sue questioni, a giocare in trasferta e con il nero. 

Fagli mangiare la polvere. 
Confido nei tuoi sprint. 

8 – Sii irresponsabile. 

Negli ultimi anni il PD è quello che ha “salvato la patria”, prestando il fianco a numerosi governi di larghe intese. È una pratica che ha fatto danni enormi, dentro e fuori dal partito. 

Le ragioni per cui il PD ha governato praticamente con tutti i partiti del parlamento a eccezione di FDI sono molte, ma ne spiccano due rilevanti. 
La prima è sicuramente lo spirito di servizio verso il paese: il PD si sporca le mani e l’etica (e la credibilità politica) a governare con gli avversari, ma almeno dà al paese un governo, garantisce che non ci siano vuoti di potere, ecc. 
La seconda è far fare a Franceschini il ministro della Cultura, per motivi ignoti (forse un’antica profezia Maya per cui, se Franceschini non fa il ministro, arrivano invasioni di locuste, terremoti, tragedie, ecc.: magari il pianeta ha davvero bisogno della Netflix della cultura italiana o della biblioteca dell’inedito e noi non lo sappiamo). Mistero. 

Il risultato è che il PD si è sorbito, negli ultimi 15 anni, le colpe di “governi di tutti” in cui le destre, da quella classica a quella populista grillina, hanno fatto i loro comodi. E il centrosinistra, sul piano dei risultati politicamente spendibili, ha ottenuto pochissimo. Niente salario minimo, niente ius soli, niente DDL Zan, niente riduzione del cuneo fiscale, ecc. 

Non solo, ma a un certo punto il centrosinistra, pensandosi ormai sempre al governo di default, si è letteralmente dimenticato dei valori, del consenso, della lotta. 
Sembrava più un’istituzione, con sfoggio di cravatte e auto blu, che un partito. Insomma, si è stabilito l’establishment (l’espressione è un piacevole gioco di parole in inglese) e non è più andato via.

Direi che può bastare. Il PD ha fatto a sufficienza la parte di Fantozzi che si ingegna per coprire i colleghi assenteisti e poi si becca, lui unico presente, le reprimende del capo. 

In futuro, se si tratterà di “salvare” il paese dalla sua incapacità di esprimere maggioranze credibili o se si dovrà di fare un governo qualsiasi in nome del “va bene tutto, pur di non far governare la destra in purezza”, rendi pure il PD indisponibile. 

È anche una questione di igiene politica: un partito di centrosinistra (o di sinistra, vedi tu) deve distinguersi dalla destra in tutti i modi, anche evitando di frequentarne i politici, anche evitando di governarci, di condividere con loro obiettivi, ecc. Forse è anche una questione antropologica: è gente diversa da noi, con disvalori e idee orribili, non va frequentata, non va legittimata, non va compresa. Serve tornare a essere distanti e distinti dalla destra e questo significa non andare ai congressi dei loro partiti, non andare a presentare i loro libri (o a presentazioni di libri in cui partecipano anche politici di destra), non andare in posti dove la destra spadroneggia, come l’orrido Meeting di Comunione e Liberazione. 

Su questo, se puoi, sii anche guardinga: tieni a bada i parlamentari del partito, perché tendono a fare gli amiconi col nemico. Insomma, guardati dal “trasversale”. Pensa solo al “verticale”: non c’è niente di buono da trovare nel campo della destra e nessuno (nemmen op i moderati, che tra l’altro non esistono) voterà mai PD perché fa il simpatico con le destre.

Ci terrei a farlo notare, ma da quando la sinistra si è presa la briga di dare prospettive unitarie a cani e porci, dando legittimità a valori, persone, idee, partiti, e stili di vita mostruosi della destra, il paese è andato sempre peggio. E la sinistra ha sempre e solo perso consenso e preso mazzate. 

Se davvero vuoi togliere voti alla destra, non lo farai mai presentandoti come una versione civile e ragionevole di quest’ultima. È un errore che penso non farai, ma che stanno facendo quelli del Terzo Polo, che non hanno capito che tra la “destra raffinata” e la “destra degradata”, gli italiani vorranno sempre la seconda. 

Dì con forza i tuoi no no no e poi no.
Confido nella tua indisponibilità.

CREDO NEI MIRACOLI?
Confesso che non invidio la responsabilità che ti sei preso sulle spalle. Giusto 10 minuti fa mi ha telefonato mio padre, che è l’icona dell’ortodossia di partito, uno che alla Causa ha dato tempo, denaro, idee, sentimenti e i migliori anni della sua vita, e mi ha detto che è andato apposta a votare le Primarie per votare per te e si sentiva tutto speranzoso e frizzantino.

È a gente così, come il mio allievo che ha 19 anni e ha dato due voti nella sua vita: uno Sinistra+Verdi alle Politiche, inaugurando la tipica sequenza di mazzate e delusioni tipica di chi vota a sinistra, e uno a te, alle Primarie, e ci ha tenuto a farmelo sapere. 

Quella è gente che richiederà a te, a chi avrai intorno, il meglio, i ragionamenti migliori e una dose di buonsenso notevole. Stai attenta a i finti amici (soprattutto i tuoi alleati), alle cattive compagnie come le sirene del “giro” bersaniano e a certi automatismi barricaderi della sinistra-sinistra, che fanno danni e trasformano qualsiasi proposta politica seria in una corbynata da baraccone. Se devi guardare fuori, meglio la Spagna, meglio il Portogallo: sono luoghi dove si sono fatte cose di sinistra, si sono costruite storie di successo politico in modo serio, senza nostalgie ex PCI, senza revanscismi, senza fare i cosplayer coi simboli del passato, con tutto il rispetto che gli tributiamo. 

In bocca al lupo, ti auguro ogni successo da persona di sinistra e da persona che ti vuole bene, nel rispetto delle differenze.
Io continuo a non crederci, ma il randomizzatore di Apple Music mi ha appena fatto partire “I Believe In Miracles” delle Jackson Sisters e chissà.

Don’t you?

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